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Dipende da Noi: "I referendum per il diritto al lavoro dignitoso e sicuro si possono vincere subito"

Eliminare la precarietà dai Comuni e dalle aziende pubbliche è possibile già oggi, invitiamo le amministrazioni democratiche a farlo subito. L'8 e il 9 giugno prossimi saranno i giorni dei referendum promossi dalla CGIL e dai comitati per i diritti civili che chiameranno gli elettori ad esprimersi per l'abrogazione di legge e norme che riguardano i contratti atipici, la sicurezza sul lavoro, la libertà di licenziamento e il riconoscimento della cittadinanza a quanti da anni vivono nel nostro paese come cittadini di serie B, nonostante contribuiscono ogni giorno alla vita sociale e civile della comunità.

 Cancellare quelle leggi di dubbia legittimità costituzionale, figlie di una stagione opaca che della sola "libertà di impresa" ha fatto una religione, producendo milioni di precari, salari e stipendi sempre più miseri, lavoratori succubi del ricatto del licenziamento, per ridare al lavoro dignità, valore e sicurezza, è innanzitutto un dovere civile. Tuttavia la crisi di partecipazione rende difficile il raggiungimento del quorum, necessario per cancellare norme che la stragrande maggioranza dei cittadini e soprattutto, dei lavoratori che le hanno subite, ritiene ingiuste e sbagliate. E' necessaria una mobilitazione straordinaria per informare dell'appuntamento e delle ragioni che dovrebbero spingere al voto. Crediamo che un contributo straordinario possano darlo quei sindaci e quelle amministrazioni territoriali che in più di una occasione hanno manifestato attenzione verso il mondo del lavoro e partecipato in prima persona alle manifestazioni che lavoratori e sindacati hanno organizzato. Quel contributo può essere concreto e manifesto attraverso la realizzazione di norme comunali che anticipino quelle abrogazioni e permettano a tanti lavoratori di liberarsi comunque dal giogo del ricatto a cui queste leggi li hanno legati. Oramai i servizi e le opere pubbliche in tanti comuni, sono purtroppo realizzate attraverso affidi e appalti ad imprese private che utilizzano i contratti che quelle leggi consentono, quindi tempi determinati, lavoro a chiamata e peggio ancora subappalti che danno incerte garanzie. Se solo le nostre amministrazioni promuovessero da subito gare e affidi che vietino nei lavori , l'impiego di contratti di quel tipo e anzi stabilissero che il salario da corrispondere sia quello minimo di 10 euro all'ora, ritenuto come misura minima di dignità e condizione di un salario decente, non solo per tanti lavoratori concretizzerebbero le condizioni che i referendum vogliono realizzare, ma proprio l'esempio sarebbe un potentissimo stimolo per l'attenzione di tutti i cittadini a queste tematiche e l'esempio concreto che queste "novità" migliorano la vita di chi lavora e dei cittadini che di quei servizi e di quelle opere usufruiscono. Ci auguriamo di essere sorpresi da un diffuso impegno dei nostri amministratori locali, per realizzare questa nuova stagione di "appalti" equi e solidali.Puoi commentare l'articolo su Vivere Marche


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