
Fermo: Marche. Economia in chiaro-scuro. Cinque ambiti su cui intervenire.Crisi è pericolo e opportunitÃ
Crisi, cioè pericolo ma anche opportunità . Così la pensano i cinesi o, meglio, questo dice la loro lingua.
La situazione dell'economia marchigiana è in chiaro-scuro, forse più scuro che chiaro.
Torniamo sui dati della Camera di Commercio.
La Camera di Commercio regionale rileva la presenza nelle Marche di 145.210 imprese registrate, delle quali 131.028 attive. Le iscrizioni nel corso dellâanno sono state, infatti, 7.588, mentre le cessazioni non dâufficio sono state pari a 7.836, producendo così un saldo negativo per 248 unità , cui corrisponde un tasso di crescita annuale, ovviamente anchâesso negativo, pari a -0,16%. In un panorama regionale in cui prevalgono saldi e tassi di crescita annuali positivi, solamente lâUmbria ha una performance in tal senso più sfavorevole (-0,36%), mentre la media italiana fa rilevare un tasso di crescita annuale pari a +0,62%, con picchi uguali o superiori allâ1% in Lombardia, Lazio e Campania, le tre regioni con il tessuto imprenditoriale più ampio.Per quanto riguarda il Fermano, le imprese complessive sono 18.693. Quelle registate nel 2024 assommano a 971, mentre le cessazioni nello stesso anno ammontano a 1084. Il saldo negativo è di meno 248 imprese.A livello provinciale, solamente Ascoli Piceno registra un saldo positivo (+54) corrispondente a un tasso di crescita pari circa allo 0,2%. Tutti gli altri capoluoghi mostrano un saldo negativo: Ancona (-132; circa -0,3%), Fermo (-113; circa -0,6%), Pesaro-Urbino (-47; circa -0,1) e infine Macerata (-10; prossimo allo 0%).Passando allâanalisi dei settori economici, si riscontrano saldi positivi nel settore terziario per le attività professionali scientifiche e tecniche (+177), seguite dalle attività di alloggio e ristorazione (+159) e dalle attività immobiliari (+134). Nel settore industriale, crescono le costruzioni (+132) e il settore del noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese (+125).I saldi negativi più consistenti, maggiori di quelli positivi in valore assoluto, riguardano il commercio (-423), lâagricoltura, silvicoltura e pesca (-378), le attività manifatturiere (-268).Uno studio di qualche anno fa, subito dopo la pandemia, invitava le Marche a concentrarsi e intervenire su questi cinque punti richiamando l'attenzione della politica e delle istituzioni regionali e locali.1 Il sistema manifatturiero distrettuale, che colloca la regione al terzo posto per numero di distretti e al primo posto per quota di occupati in manifattura, può rappresentare la base per inserire le aziende marchigiane nelle filiere più strategiche a livello europeo. 2 Lâagricoltura biologica che, con oltre un quinto della superficie totale destinata al comparto bio, posiziona la regione quarta in Italia, con un valore più alto della media nazionale e della media UE. 3 Lâofferta turistica, particolarmente ricca e diversificata per un territorio relativamente circoscritto, ma che offre una varietà di esperienze in grado di valorizzare il turismo di prossimità . 4 Il sistema della formazione, caratterizzato da eccezionale diffusione sul territorio e orientamento dellâofferta formativa verso i settori tipici del tessuto produttivo regionale. 5 Lâeconomia circolare, che vede le Marche ai vertici in Italia sia con riferimento alla gestione del ciclo dei rifiuti, sia in relazione alle esperienze di riciclo e di riuso in ambito imprenditoriale.  Mercoledì, 2 aprile 2025Puoi commentare l'articolo su Vivere Fermo
Adolfo Leoni